Giancarlo Sacconi

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Moralismi

Ci sono peccati che non vengono perdonati.
Non le efferatezze che il codice interno delle carceri punisce più severamente di ogni codice penale: delitti contro i bambini o familiari.

Ma quelle piccolezze che costellano la meschina quotidianità:
Provate ad ammazzare un ragno e raccontatelo in giro. Riceverete rimproveri senza appello da esseri umani grandi e grossi che forse si sono fatti meno scrupoli nell'eliminare professionalmente o sentimentalmente altri grossi e grandi come loro, apparentemente meno indifesi.

Per non parlare degli ormai quotidiani rapporti con nordafricani e quant’altro, in cui ci si critica a vicenda, per comportarsi in privato esattamente allo stesso modo o peggio.

Ecco piccoli esempi di moralismo.
Il moralismo non è di destra o di sinistra, non è cattolico né anticlericale.
È una forma di rigidezza che rassicura e tranquillizza la coscienza di chi la pratica.
È un rifugio sicuro dal quale distinguere senza incertezza i buoni e i cattivi.
È proprio del consumista e del vegetariano, del fumatore ma non bevitore e dell'amante del vino insofferente al fumo.

Al moralismo si oppongono i grandi filosofi morali,
Aristotele che raccoglie le opinioni degli uomini più saggi, indicando vie al comportamento senza pretese di indicazioni assolute;
Kant che avvia le sue riflessioni a partire dalla “conoscenza razionale comune della moralità”;
i Padri che invitavano a leggere le intenzioni prima dell'atto concreto.

Questo non significa che è essere immoralisti, risponde Roberto Mordacci in un acuto breve saggio (“Elogio dell’immoralista” Bruno Mondadori, Milano, pagg. 216, € 15),
perché siamo anche stanchi di immoralisti dogmatici,
che lasciano la mamma all'ospizio
e non possono sopportare una musica troppo alta;
che inveiscono contro i grandi furti dei politici
e non rilasciano fatture.

Non sempre politicamente corretta, ma unica via sembra proprio essere quel leggero sapersi mettere in discussione che infiniti lutti addusse ai filosofi.