Moralismi
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Ci sono peccati che non vengono perdonati. Non le efferatezze che il codice interno delle carceri punisce più severamente di ogni codice penale: delitti contro i bambini o familiari. Ma quelle piccolezze che costellano la meschina quotidianità: Provate ad ammazzare un ragno e raccontatelo in giro. Riceverete rimproveri senza appello da esseri umani grandi e grossi che forse si sono fatti meno scrupoli nell'eliminare professionalmente o sentimentalmente altri grossi e grandi come loro, apparentemente meno indifesi. Per non parlare degli ormai quotidiani rapporti con nordafricani e quant’altro, in cui ci si critica a vicenda, per comportarsi in privato esattamente allo stesso modo o peggio. Ecco piccoli esempi di moralismo. Il moralismo non è di destra o di sinistra, non è cattolico né anticlericale. È una forma di rigidezza che rassicura e tranquillizza la coscienza di chi la pratica. È un rifugio sicuro dal quale distinguere senza incertezza i buoni e i cattivi. È proprio del consumista e del vegetariano, del fumatore ma non bevitore e dell'amante del vino insofferente al fumo. |
Al moralismo si oppongono i grandi filosofi morali,
Aristotele che raccoglie le opinioni degli uomini più saggi, indicando vie al comportamento senza pretese di indicazioni assolute; Kant che avvia le sue riflessioni a partire dalla “conoscenza razionale comune della moralità”; i Padri che invitavano a leggere le intenzioni prima dell'atto concreto. Questo non significa che è essere immoralisti, risponde Roberto Mordacci in un acuto breve saggio (“Elogio dell’immoralista” Bruno Mondadori, Milano, pagg. 216, € 15), perché siamo anche stanchi di immoralisti dogmatici, che lasciano la mamma all'ospizio e non possono sopportare una musica troppo alta; che inveiscono contro i grandi furti dei politici e non rilasciano fatture. Non sempre politicamente corretta, ma unica via sembra proprio essere quel leggero sapersi mettere in discussione che infiniti lutti addusse ai filosofi. |