Giancarlo Sacconi

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La poesia di Merisi

Ernesto Merisi era il collega, diciamo così, anziano, (ma ancora un giovane  sui '40), che affiancai al mio arrivo all'Ufficio Commerciale della Stipel di Bergamo.
Io ero un 20enne pimpante.
In pochi mesi mi feci molto apprezzare dal Capo-Ufficio Alberto Ferrari e dagli altri colleghi.
Ma con Ernesto Merisi si stabilì un rapporto di maggiore partecipazione fraterna.
Merisi era un un cattolico praticante, con una famiglia invidiabile, due figli, e viveva da cattolico.
Così capitava di parlare a volte assieme, anche fuori della normale vita d'ufficio.
Mi testimoniò affetto sincero in diversissime circostanze.
Non mi fece mai mancare consigli utili.
  Al momento della mia partenza da Bergamo, fu umanamente dispiaciuto.

Non so come è andata la sua carriera, ma spero di avere contribuito con la mia decisione a liberargli degli spazi nell'Ufficio.

Nel suo saluto in rima egli descrive un clima e situazioni reali.

Merisi pubblicava poesie su giornali locali e ancora nel 1968 mi inviò un assaggio della sua produzione poetica.

Poi non ci siamo più sentiti. Peccato.
 
         
 

Allampanato, cortese, belloccio,
alle spalle la piana del Chianti,
disinvolto senz’indugio o approccio,
venne a Bergamo, libero da rimpianti,

E lontano, chiudendo gli occhi seri,
filtrata tra le stelle, vedeva la dolce Assisi,
cullata tra la storia di vetusti imperi.
(Se non pianse è perchè non gliel permisi).

il Giancarlo nostro detto il Perugino.
Esultarono le orobiche genti allora,
e accolsero il giovane dall’idioma argentino
festosamente, tanto che l’eco mi rimane ancora. 

Ma volle, dell’assalto di nostalgia
e dei ricordi più nobili e santi,
ascoltare, devoto, il sussurro di magia,
e d’un tratto, spietato, invertì la via. 

Subito s’immerse nelle scartoffie iridate
del “commerciale” e, tra un inchino e una facezia,
mostrando cordiale talento e sorrisi da “Colgate”
simpatia e valore acquistò come un’inezia.

Ahi! Come non risentir lo sgomento
a tanta sfacciata, subitanea dipartita!
Come trovar l’adatto elemento
per sostituir tal grandezza riverita?

E divenne amico, collega, con intelligenza
al “Commerciale” e oltre i suoi confini:
presso tecnici, operai e financo al “Corrispondenza”.
E non disdegnò affetto verso i più tapini.

Nell’affannoso ricercar d’un argine
ora Merisi, Suardi e Bassi, disgraziati,
ricevono stupiti dei telefoni il turbine
e si vedono degli ordinativi i fardelli addebitati.

 

 

Cotanta bravura e impegno possente
non mi é ancor noto (e questo è triste
si da procurarmi lo scorno cocente)
se mai destinati fossero pure alle Telefoniste.

Ma perchè imperterrito te ne vai domattina?
Possibile che nel silenzio de’ tuoi riposi,
d’amor il cuor gentile d’una bambina
non hai fatto fremere di sospiri amorosi? 

Appassionato al folclore e alla cultura
non negò un interesse anche al vernacolo
di Stabello; ma soltanto qualche stortura
ne uscì: il ricordarle sarebbe un miracolo.

Tanto che a trattenerti disperata
non s’accinge onde rivelarti l’incanto
di questa città deliziosa, novella Linda innamorata,
cui Donizetti immortalò l’affannoso pianto?

Conobbe, intanto, anche un Poeta,
e Circoli Artistici ove l’animo affinava
pensoso e assorto; estatico in Pinacoteca:
l’infinito e il mistero lo affascinava.

Ma ormai è vano l’affettuoso mio sospiro.
Mi conforta però questo eccelso convito
che, stringendoti amorevolmente senza respiro,
ti accompagna al paesello avito.

E con sincero augurio, come si conviene.
grida il fatidico “Urrà” e un mondo di bene.

 

Ernesto Merisi
Stipel Bergamo
1965